I giardini di Napoli

Giardini di Palazzo Reale
Il Palazzo Reale, costruito nei primi decenni del XVI secolo come residenza del re di Spagna, è circondato da un vasto parco e da tre splendidi giardini decorati da fontane, statue, radure, loggiati e labirinti. La zona verde comprende lo spazio tra il palazzo vecchio e quello nuovo e il castello. Il palazzo vecchio, edificato per volontà di Don Pedro d'Aragona nella metà del XV secolo, venne abbattuto verso la metà del XIX secolo. Lo rimpiazzarono l'attuale Piazza Trieste e Trento e il giardino Italia e il giardino Pensile. Il giardino Italia prende il nome dalla statua di Liberti che lo decora. Il giardino Pensile, tipico esempio di giardino all'italiana, è situato vicino al mare e offre un suggestivo panorama di Napoli; lo adornano aiuole geometriche collegate tra loro da un lungo pergolato di bouganvillea. Il giardino verso il castello corrisponde all'attuale giardino romantico, circondato da una cancellata in ghisa lungo via S. Carlo e piazza Castello, per il resto fiancheggia il palazzo e il teatro S. Carlo. Sul lato del teatro si scorge un piccolo belvedere facilmente accessibile attraverso due scale di piperno; mentre nelle vicinanze di piazza Castello sono disposte quattro aiuole quadrate che per la loro pendenza assumono l'aspetto di terrazza - giardino. Compongono le aiuole esemplari ad alto fusto e cordoli di tufo posti in funzione di cornice.  Il progetto del parco e dei tre giardini viene attribuito a Gaetano Genovese, oltre alle trasformazioni del palazzo nuovo da lui attuate.

Giardini di Palazzo Cellamare
La casa di campagna dell'abate Giovan Francesco Carafa, ereditata dal nipote, principe di Stigliano, venne trasformata in un palazzo, così come gli orti che la circondavano in giardini. L'unica testimonianza che rimane della casa e degli orti corrisponde alla celebre Veduta di Napoli dell'artista Lafrery, datata 1566. L'edificio venne acquistato dal principe di Cellamare, Antonio Giudice, alla fine del Seicento. Nel Settecento il palazzo e i rispettivi giardini vennero abbelliti per volontà del principe di Francavilla; nel giardino si avviò la coltivazione dell'ananas. Il palazzo fu anche dimora degli artisti della corte del re di Napoli. Oggi i giardini, considerati tra i più belli di Napoli, sono situati tra il palazzo cinquecentesco, le rampe Brancaccio e la piazzetta Mondragone. Sono suddivisi in due terrazzamenti: uno adiacente al palazzo, ornato da una fontana posta al centro e diviso da assi perpendicolari e a raggiera; l'altro rialzato, separato da un muro e di dimensioni inferiori. I due settori sono separati e appartengono a diverse proprietà. I giardini sono attualmente ornati da piante ad alto fusto come lecci, lauri, palme, pini, magnolie, cedri e da camelie e cycas.

Parco di Capodimonte
Il Parco di Capodimonte si estende su di un'area di 124 ettari vantando una collezione di alberi secolari di elci, querce, tigli, castagni, cipressi e pini. L'idea della sua realizzazione risale al 1734 quando Carlo III di Borbone pensò di edificare la sua reggia sulla collina di Capodimonte attorniata da un parco destinato a giochi di caccia. Nel 1737 acquisì il terreno e l'area adibita a uso agricolo venne trasformata ad attività prettamente venatoria. Il progetto fu affidato all'architetto Ferdinado Sanfelice che ultimò i lavori dell'impianto nel 1742. All'interno del Parco vennero costruite ulteriori fabbriche oltre al Palazzo reale, sempre su progetto del Sanfelice. Nel 1743 venne edificata la fabbrica di Porcellane con l'intento di creare una manifattura alla pari di Meissen. Questo edificio venne in seguito trasferito prima a Portici e poi al Palazzo Reale di Napoli. Per le maestranze della fabbrica venne eretta la Chiesa di San Gennaro nel 1745: struttura a pianta ellittica che presenta al suo interno due statue raffiguranti Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia e un dipinto di Francesco Solimena, situato nell'altare maggiore. Alcuni dei fabbricati furono edificati per la vita di corte come la Casina della Regina e la Palazzina dei Principi; altri invece riservati ad attività agricole e zootecniche quali la fagianeria, il cellaio e la vaccheria. Altri edifici erano destinati alle dimore dei contadini e guardiani. In origine l'impianto compositivo del parco seguiva lo stile del giardino all'italiana; nell'ottocento subì una graduale trasformazione seguendo le tendenze dell'epoca. Il botanico Federico Dehnardt, responsabile dell'Orto Botanico di Napoli, contribuì al riassetto del parco seguendo i canoni del giardino inglese, in particolare nell'area della Casina dei Principi, ubicata di fronte alla reggia. Vennero impiantate anche piante esotiche.

Villa d'Angri
Tra Posillipo e Via Petrarca di fronte a Palazzo Donn'Anna si staglia la splendida Villa Doria d'Angri. Villa di delizie, fu commissionata dal principe Marcantonio Doria tra il 1831 e il 1833 agli architetti Bartolomeo Grasso, Antonio Francesconi e Guglielmo Becchi. La villa in stile neoclassico, costruita interamente con il tufo, è circondata da una terrazza sostenuta da un basamento ripartito in tre ordini di arcate. Il delizioso giardino di palme ed eucalipti si sviluppa su terrazzamenti digradanti. Secondo Alvino il giardino era decorato da una collezione di camelie. Ad arricchire la villa e il giardino venne edificata una pagoda ottagonale ornata da campanelli e grifi; elemento indicativo per la predilezione di Marcantonio per il gusto orientale. Altre bizzarrie sono da ritenersi l'atrio pompeiano, la fontana con giochi d'acqua e la stanza cinese. Nel 1880 Richard Wagner fu ospite presso questo edificio allora di proprietà di una famiglia inglese che acquistò la villa dai Doria. Durante il suo soggiorno a Posillipo Wagner compose le pagine del Parsifal. Da allora la sala dove si trattenne il compositore di Lipsia venne denominata "Sala Wagner".

I giardini di Villa Floridiana
Nel giugno del 1815 Ferdinando IV di Borbone fece il suo rientro trionfale a Napoli dopo un decennio di dominazione francese. Ritornò dall'esilio accompagnato dalla seconda moglie Lucia Migliacco, duchessa di Floridia. La sposa morganatica possedeva una residenza estiva sopra una collina del Vomero: Villa Floridiana (nome desunto dalla duchessa). L'architetto Antonio Niccolini nel 1817 progettò la ristrutturazione della villa e del parco. Seppe accostare con grande maestria lo stile neoclassico della villa alla sistemazione inglese del parco applicando i criteri prospettici e illusionistici proposti da William Kent per il giardino proto - romantico e orientaleggiante. Niccolini creò effetti pittoreschi in alcune zone del parco: alternando praterie a boschetti e balze scoscese; nelle vicinanze degli edifici adottò soluzioni regolari e simmetriche concordi con il gusto neoclassico delle architetture. Il lungo viale d'accesso fu conservato per dar risalto alla villa; mentre nell'ultimo quarto dell'ottocento venne modificato da una serie di viali curvi per aumentare l'effetto scenografico del parco. La presenza del giardino in stile inglese spicca nelle vicinanze del tempietto ionico, nel boschetto di camelie, nel "teatrino della verzura", originale esempio di architettura del verde, circondato da una siepe di bosso. Il parco di Villa Floridiana rimane, oggi, un documento importante per la storia del giardino: testimone di un sincretismo stilistico di motivi classici francesi, della maniera romantica inglese e del gusto del giardino all'italiana.

L'Orto Botanico di Napoli
L'Orto Botanico di Napoli è il più importante giardino d'Italia sia per il numero che per la qualità della sua collezione. Si tratta di una struttura universitaria della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Il primo Orto Botanico universitario risale al 1805, collocato a Monteoliveto. Nel 1807 la collezione di piante del giardino di Monteoliveto fu impiantata nell'area dell'attuale Orto Botanico, precisamente ai piedi di Capodimonte e a lato del Reale Albergo dei Poveri. Si occuparono del progetto del "Reale Giardino delle Piante" gli architetti Giuliano de Fazio e Paoletti; Michele Tenore fu direttore dell'organizzazione scientifica per mezzo secolo e Federico Dehnardt il botanico. Il giardino si estende per cinquemila metri quadri e vanta un patrimonio vegetale di circa 25.000 esemplari in rappresentanza di 1000 specie provenienti da tutto il mondo, custodite in serre calde, fredde e temperate a seconda del tipo di pianta. Ritroviamo le essenze dei deserti africani, australiani e asiatici, piante aeree, felci arboree e cicadee. L'Orto Botanico viene suddiviso per aree: l'area delle succulente, della macchia mediterranea, le vasche di piante acquatiche, il filiceto, l'area delle Pinophyta, della Magnoliophyta, l'agrumeto e il palmeto. La divisione delle aree è stabilita secondo i criteri: ecologico, sistematico e etnobotanico. Oltre alla raccolta, coltivazione e conservazione degli esemplari della collezione si svolgono attività didattiche di ricerca e moltiplicazione di specie vegetali in pericolo di estinzione.

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